La configurazione dell’unità di offerta: la proposta

sample image La storia e l’esperienza sviluppata negli anni dagli operatori e dallo staff tecnico-professionale di Casa Don Giuseppe Girelli, così come l’evoluzione normativa (DPCM 1 Aprile 2008) in materia di Ospedali Psichiatrici Giudiziari hanno spinto la Direzione a considerare una nuova evoluzione dell'organizzazione della Casa e della stessa mission aziendale.
Casa don Girelli è stata autorizzata con DGRV 1331/2012 ad attivare la CTRP dedicata all'accoglienza di pazienti psichiatrici tutori di reato.
Il target di riferimento della proposta, cioè gli ospiti di OPG provenienti dalla Regione del Veneto è di circa 70 ospiti. La proposta di Casa Don Giuseppe Girelli si sostanzia in una struttura intermedia riabilitativa in grado di accogliere fino ad un massimo di 18 ospiti provenienti da Ospedale psichiatrico giudiziario, in “Licenza-esperimento”.
Tale misura è concessa dal magistrato di sorveglianza ai sensi dell'art. 53, 1º comma dell’ordinamento penale, su richiesta dell'internato o proposta dell'O.P.G. sulla base di un preciso e individualizzato programma terapeutico-riabilitativo di reinserimento esterno, che preveda l'inserimento dell'internato in una comunità o struttura protetta, ovvero sul territorio con affidamento ai servizi psichiatrici competenti.
Casa Don Giuseppe Girelli vuole essere per la Regione del Veneto, una delle strutture di riferimento per questa tipologia di casi, dando quindi piena risposta ai dispositivi legislativi che entreranno in vigore entro il 2013.

Cornice teorica di riferimento
Da un punto di vista dell'impostazione filosofica la comunità fa esplicito riferimento al modello bio-psico-sociale della psichiatria di comunità.
In particolare, si intende l'applicazione della psicologia in un ambito più ampio nel quale l'individuo viene inteso e posto in relazione con il contesto sociale di riferimento. Si provvederà a coinvolgere il territorio come co-osservatore degli ospiti della comunità, per gli eventuali inserimenti lavorativi e l'inclusione sociale in generale. Intendiamo inoltre la psichiatria di comunità come un approccio multidimensionale che faccia riferimento ad un contesto ricco di risorse e di offerte, con programmi di cura improntati a modelli di efficacia e valutabili, in un territorio concepito come un insieme funzionale ampio che integri diversi servizi, sanitari e sociali, pubblici, privati, non-profit, e collabori con la rete informale presente, in una reale apertura alla società civile. I principi basici condizioneranno l'attivazione delle procedure e delle modalità gestionali che, per quel che riguarda la comunità, faranno sempre meno riferimento ad una struttura di natura reclusiva, privilegiando la realizzazione di una struttura aperta al territorio e fortemente indirizzata alla riabilitazione ed al reinserimento del soggetto ospite. Per ogni utente sarà pensato un programma riabilitativo integrato e personalizzato, stimolando la partecipazione attiva e consapevole dell'utente, coinvolgendo anche le famiglie laddove esse siano risorsa.

Il lavoro in rete e con la rete

Elemento centrale del progetto di accoglienza è il rapporto con il territorio inteso nella sua accezione più ampia e cioè come rete di attori che agevolino il percorso di reinserimento sociale degli utenti. Il rapporto con il territorio, così come inteso, sarà declinato attraverso:
Valorizzazione delle persone e delle loro potenzialità, spezzando il circolo vizioso della dipendenza materiale, ma soprattutto psicologica, che si instaura spesso con soggetti in iniziale situazione di svantaggio;
Creazione di sinergie tra i diversi attori sociali coinvolti, uniti nel comune intento di raggiungere l’obiettivo finale dell’accrescimento del benessere individuale e della comunità;
Gradualità degli interventi, in una logica di piccoli passi, adeguati per i soggetti, all’interno di uno schema di azioni articolate, che permette di non perdere mai di vista l’obiettivo finale;
Sviluppo dei processi di comunicazione, poiché senza lo scambio reciproco, non può sussistere solidarietà sociale, non possono esserci vere relazioni e di conseguenza nessuna reale rete; in particolar modo si vuole intervenire:

  • all’interno delle reti primarie naturali facilitando le dinamiche di sostegno e solidarietà;
  • all’interno delle reti secondarie ossia servizi che si occupano di persone e associazioni e organizzazioni territoriali;
  • tra le reti primari e secondarie per sviluppare la cultura del mutuo e dell’auto aiuto.

Disposizioni in merito alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

sample image Con l’approvazione del decreto per evitare il sovraffollamento delle carceri passa la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari in Italia.
Questo atto legislativo è l’esito finale di una serie di iniziative che hanno visto prima l’approvazione del D.P.C.M. 1 aprile 2008, (Ministro della salute Livia Turco) che definisce le modalità ed i criteri per il trasferimento al servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle strutture e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria e, successivamente, alle indagini ispettive della Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Senatore Ignazio Marino. Parte della relazione del Sen. Marino è presente sul nostro sito nella sezione “Multimedia”.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è espresso definendo la condizione degli Ospedali Psichiatri Giudiziari “non degni di un paese appena civile”.
La legge così come approvata indica le caratteristiche e sancisce tempi certi per l’individuazione di nuove soluzioni di intervento per le 1.500 persone internate, nella maggior parte dei casi senza garanzie delle cure e senza rispetto delle loro dignità.
Di queste persone il 60% è internato perché ritenuto socialmente pericolosi. Tutti gli altri non sono stati liberati perché non hanno un progetto terapeutico, non hanno una famiglia che li accolga o un ASL che li possa assistere.